Perché l'olio extravergine di oliva sa di carciofo? La chimica dei sentori

Perché l'olio extravergine di oliva sa di carciofo? La chimica dei sentori

Dario Masciaga

Hai mai sentito, parlando di un vino, dire "profuma di ciliegia" o "sa di violetta"? Nessuno si stupisce, e nessuno pensa che dentro la bottiglia ci siano davvero frutti o fiori. Con l'olio extravergine di oliva succede la stessa cosa, ma in pochi lo sanno: tra i sentori più riconoscibili di un olio di qualità c'è il carciofo, insieme a erba appena tagliata, pomodoro, mandorla e note floreali. E come nel vino, non c'è nessun carciofo nella bottiglia.

Questo articolo è il primo di una serie dedicata ai sentori dell'olio extravergine di oliva: in questo episodio scopriamo da dove nasce davvero il profumo di carciofo, qual è la molecola responsabile, e perché la sua presenza è uno dei segnali più chiari di un olio fatto bene.

Cos'è un "sentore" nel linguaggio degli assaggiatori

Quando un assaggiatore professionista valuta un olio extravergine di oliva, non si limita a dire "buono" o "cattivo". Segue un metodo codificato, il panel test, basato su un vocabolario ufficiale di descrittori riconosciuto a livello internazionale dal Consiglio Oleicolo Internazionale (COI). Questo vocabolario elenca gli attributi positivi e negativi che un olio può presentare: tra quelli positivi, oltre al fruttato, all'amaro e al piccante che probabilmente già conosci, ci sono i descrittori secondari legati all'aroma, erba, pomodoro, mandorla, mela, fiori e, appunto, carciofo.

Il carciofo appartiene alla famiglia del "fruttato verde", quella legata alle note erbacee tipiche delle olive sane raccolte non troppo mature. Non è quindi un dettaglio casuale, ma un attributo riconosciuto, con una causa chimica precisa che vale la pena conoscere.

Cosa succede dentro l'oliva quando viene frantumata: la via della lipossigenasi

Gli acidi grassi e l'enzima LOX

Il profumo di carciofo nasce nel momento esatto in cui l'oliva viene frantumata, durante la prima fase della produzione dell'olio. Le membrane cellulari della drupa contengono acidi grassi polinsaturi, in particolare acido linoleico e linolenico, che restano stabili finché la cellula è intatta. Nell'istante in cui le olive vengono schiacciate, un enzima naturale chiamato lipossigenasi (LOX) entra in azione e comincia a trasformare questi acidi grassi in composti volatili aromatici. È lo stesso principio, in piccolo, che fa profumare così intensamente un prato appena tagliato: la rottura delle cellule vegetali attiva una cascata enzimatica che libera aromi prima "chiusi" dentro la pianta.

Dall'idroperossido al cis-3-esenale

La lipossigenasi trasforma gli acidi grassi in idroperossidi instabili. Un secondo enzima, l'idroperossido-liasi, interviene subito dopo scindendo questi idroperossidi e liberando una famiglia di aldeidi a 6 atomi di carbonio. Una di queste è il cis-3-esenale, conosciuto anche come "aldeide della foglia": è proprio a questo composto che la letteratura scientifica associa il descrittore sensoriale "carciofo, verde, floreale".

L'isomerizzazione nel trans-2-esenale

Il cis-3-esenale è una molecola chimicamente instabile, e tende a trasformarsi rapidamente nella sua forma isomerica più stabile, il trans-2-esenale. Questo secondo composto contribuisce invece a note più amare e di mandorla verde. È un equilibrio dinamico tra le due forme, più o meno spostato verso una o l'altra, che concorre, insieme a molti altri fattori, a determinare il profilo aromatico specifico di ogni olio.

I composti volatili e i loro sentori: una piccola guida

La famiglia di molecole prodotta dalla via della lipossigenasi è piuttosto ampia, e ognuna contribuisce con una nota diversa al bouquet finale dell'olio. Ecco una selezione dei composti più rilevanti per capire da dove nascono i sentori più comuni:

Composto Sentore associato
Esanale Verde, mela, erba tagliata
Cis-3-esenale Carciofo, verde, floreale
Trans-2-esenale Amaro, mandorla, erbaceo
Trans-2-esen-1-olo Verde, erboso, fruttato
1-penten-3-one Verde, pungente, metallico

Questi dati sono tratti dalla tabella di correlazione composti-sensazioni pubblicata da Alfei e Esposto (2012) nella monografia La valutazione delle caratteristiche sensoriali degli oli extravergini di oliva, edita dall'Accademia Nazionale dell'Olivo e dell'Olio di Spoleto — uno dei riferimenti più solidi in materia di analisi sensoriale dell'olio EVO in Italia (riferimento completo in bibliografia, in fondo all'articolo).

Il punto importante, dal punto di vista quantitativo, è che questi composti a 5-6 atomi di carbonio rappresentano la frazione più importante dei volatili che caratterizzano proprio gli oli di alta qualità. Negli oli con difetti, a dominare sono tutt'altri composti — aldeidi più lunghe (C7-C11), alcoli e chetoni legati più a fermentazioni indesiderate che alla via della lipossigenasi.

Perché il carciofo è un segnale di qualità

Sentire carciofo (insieme a erba, pomodoro, mandorla) in un olio extravergine non è quindi un dettaglio estetico: è la prova che il sistema enzimatico della lipossigenasi ha lavorato come deve. E questo succede solo in condizioni precise.

Olive sane e fresche. La lipossigenasi è un enzima delicato: funziona bene solo su tessuto vegetale in buone condizioni, non su drupe danneggiate, ammuffite o stoccate troppo a lungo prima della frangitura.

Raccolta al momento giusto. Con l'avanzare della maturazione, il profilo aromatico cambia: le note verdi ed erbacee tendono a ridursi, lasciando spazio a sentori più dolci e meno freschi.

Frangitura e gramolatura corrette. Tempi rapidi e temperature controllate preservano l'attività enzimatica; un surriscaldamento o una gramolatura troppo prolungata possono disattivarla parzialmente.

C'è anche una componente varietale interessante: alcune cultivar tendono a esprimere più frequentemente questo descrittore. La Caninese, la cultivar storica della zona di Canino, in Alto Lazio, è tra quelle che mostrano tipicamente leggere note di erba e carciofo — un dettaglio che lega la chimica al territorio.

E infine un fattore agronomico: la disponibilità d'acqua durante la maturazione dei frutti modula l'attivazione della lipossigenasi, quindi anche il regime irriguo dell'oliveto incide su quanto questa nota emerge nell'olio finito.

Conclusione

La prossima volta che assaggi un olio extravergine di oliva e ti sembra di sentire un accenno di carciofo, ora sai che non è un'invenzione del tuo naso: è la firma chimica di olive sane, raccolte al momento giusto e lavorate con cura.

Nel prossimo episodio di questa serie parleremo di un altro sentore altrettanto comune — restate sintonizzati. Se invece vuoi imparare a riconoscere questi segnali con la bocca e non solo con la testa, dai un'occhiata alle degustazioni mensili di Il SommOlier: è il modo più diretto per allenare naso e palato su questi dettagli.

Bibliografia

Alfei, B., Esposto, S. (a cura di), La valutazione delle caratteristiche sensoriali degli oli extravergini di oliva, Accademia Nazionale dell'Olivo e dell'Olio, Spoleto, Collana divulgativa, Volume XXIV, ISSN 2281-4930, agosto 2012.

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